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Mestieri e Formazione - 04/12/2007

Se il lavoro è una... visione

Se il lavoro è una... visioneProfilo dell'ortottista, un esperto di disturbi motori e sensoriali agli occhi

 

Con uno specifico test, quello detto di Schirmer, può vedere quante lacrime sono presenti sulla superficie oculare di un lavoratore addetto al videoterminale.

 

Con l’obiettivo di suggerire accorgimenti per prevenire la sindrome da affaticamento visivo. L’esperto che esegue questa analisi è l’ortottista, «un operatore sanitario che tratta i disturbi motori e sensoriali della visione», così come stabilito dal decreto del ministero della Sanità numero 743 del 1994.


Questo operatore, in pratica, esegue esami oftalmologici di vario tipo: dal campo visivo (indispensabile nel glaucoma) ai test elettrofunzionali necessari per la diagnosi di patologie con rilevante perdita delle funzioni visive, dalla tonometria, che misura la pressione endoculare, all’esame del senso cromatico per studiare la percezione dei colori.


Le parole che riassumono il suo campo di azione sono tre: prevenzione, valutazione e riabilitazione. Sul versante prevenzione l’interesse si concentra, per esempio, sui piccoli in età prescolare e scolare presenti in scuole materne ed elementari, consultori pediatrici e reparti di neonatologia e pediatria. In questi casi l’ortottista controlla la presenza o meno di miopia o di altri problemi (percezione della profondità e dei colori).


La valutazione dello strabismo a qualsiasi età e della cosiddetta ambliopia (occhio pigro) è un altro compito di questo esperto di oftalmologia. Così come non bisogna dimenticare il contributo che può dare nella riabilitazione dell’ipovedente (persone anziane o bambini nati prematuri con patologie della retina), un campo di azione che richiederà sempre più interventi in futuro.

 

L’ortottista può svolgere la sua attività in varie strutture: centri di ortottica e reparti di ospedale, cliniche universitarie, case di cura, studi privati, cooperative sociali presso i servizi di medicina di base e scolastica delle Asl, servizi di neuropsichiatria infantile e centri per ipovedenti.


Per fare questo lavoro occorre formarsi all’università. Il percorso può articolarsi in due passaggi: con la laurea triennale in Ortottica e assistenza oftalmologica (attiva presso la facoltà di Medicina) si consegue l’abilitazione all’esercizio della professione; quella specialistica, di durata biennale, consente di svolgere anche attività di dirigenza dei servizi, didattica e ricerca.


Nel nostro Paese gli specialisti della valutazione della vista sono, secondo alcune recenti stime, circa 4.500. Un terzo dei quali sono regolarmente iscritti all’Aiorao, l’organizzazione di categoria che nel corso del 2008 festeggerà i suoi quarant’anni di attività.


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