Critica del lavoro (ir)responsabile. Paolo D'Anselmi per l'Università Bocconi Editore
Alla ricerca della responsabilità sociale d’impresa in questo inizio di millennio, tra globalizzazione e mobilità. Una critica del lavoro (ir)responsabile che parte dall’analisi dei “corporate responsability report” di aziende pubbliche, private e non profit per arrivare fino a noi, lavoratori e pensionati, politici e cittadini, dipendenti pubblici e privati, lavoratori dipendenti e popoli delle partite Iva.
Come il barbiere di Stalin, che non si sentiva responsabile dei crimini del dittatore, ciascuno di noi si sente pulito, estraneo a misfatti e inadempienze. Dalla responsabilità sociale al lavoro e dal lavoro all’evasione del lavoro. In un racconto avvincente Paolo D’Anselmi ci accompagna nel backstage del capitalismo, tra Nike e Banca d’Italia, Enel e Inps passando per la Cappella Sisitina e ritornando a noi.
Tanto perché nessuno nutra dubbi, l’Autore sostituisce, fin dalle prime pagine del libro, la locuzione “responsabilità sociale d’impresa” con un’altra locuzione, apparentemente solo più comprensibile, ma in realtà meno lisa e quindi più vera: “dare conto del lavoro”.
Il percorso, partito in un bar di quartiere («Dottore, ma lei che lavoro fa?»), si conclude con un commiato al lettore, un messaggio alla fine ottimista e non catastrofista, perché ciascuno ha la chiave della propria responsabilità “… Abbiamo comunque trovato del buono: anche lì fuori c’è gente che lavora con coscienza e che non picchia i bambini quando torna a casa”.
Paolo D’Anselmi, laureatosi in Ingegneria all’Università La Sapienza di Roma e conseguito un master in Public policy presso la Harvard Kennedy School, ha ideato la “Guidazzurra all’amministrazione pubblica” e contribuito ai Report del CNR. Ha lavorato per Datamat e per McKinsey; oggi è analista di politiche pubbliche.
IL BARBIERE DI STALIN
Critica del lavoro (ir)responsabile
prefazione di Aldo Bonomi
postfazione di Toni Muzi Falconi
Università Bocconi Editore
maggio 2008
323 pagine, 16,oo euro